Flashback

Mi capita spesso di ripensare al periodo trascorso in UTIC dell’ospedale di Chieti e la maggior parte delle volte sono ricordi frammentati. Non mi rendevo conto di essere in fin di vita, sapevo solo che mi bucavano di continuo e mi facevano circa 4 ecocardio al giorno. Ricordo di aver pianto spesso per ogni minima cosa, ricordo che pensare ai miei figli mi faceva sentire pessima perché non ero con loro in quel momento. Non capivo che le continue telefonate di mio fratello, erano il suo modo di accertarsi che non sarei volata via da un momento all’altro. Cercavo di far sorridere tutti con qualche battuta, ma appena chiudevo le telefonate, piangevo senza sosta. Il defibrillatore portatile mi ha fatto capire la gravità della mia condizione. Ancora mi viene da piangere al pensiero che avrei voluto Franco accanto a me in quel periodo. Nonostante tutto, ha sempre trovato il modo di farmi reagire anche nel peggiore dei casi. Io credo che non lo dimenticherò mai nel bene e nel male. Aver ritrovato un rapporto saldo con la mia famiglia, mi ha resa più serena, ma la mia forza attuale, deriva dalla rabbia che ho dentro e che non sono mai riuscita a canalizzare. Io amo la mia vita, odio il fatto che la stavo perdendo. Vorrei essere una persona migliore

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