Paura

Quando mi chiedono “di cosa hai paura”, di solito rispondo “di niente”, ma non è del tutto errato. La paura è un’emozione che provano i bambini, le anime pure. Quando c’è buio, quando una mamma si arrabbia, quando il primo giorno di scuola non conosce nessuno e non ha punti di riferimento. La paura è pura, ti fa piangere, ti fa venire mal di pancia o mal di stomaco. Se guardi un film horror hai paura della scena dove il mostro appare all’improvviso e gridi involontariamente. Da grande ho imparato a non avere paura del buio, a cercare la fonte di un rumore sospetto, a tirare fuori le unghie in un contesto meno rassicurante del solito, ad arrabbiarmi se una cosa non mi piace. La paura si trasforma quando si cresce. Non ti fa più piangere o cercare la mamma. Da grandi esiste qualcosa di più subdolo che tutti chiamano ansia, panico nel peggiore dei casi. Quindi è vero che non ho paura, soffro di ansia e attacchi di panico come tante altre persone al mondo. Il male del secolo, pare. L’ansia arriva quando non riesci più a riconoscere la paura. Sì perché da grandi noi siamo alla continua ricerca di stimoli, di qualcosa che ti fa perdere il fiato. Quando esageriamo e attraversiamo un limite che non conosciamo, purtroppo, arriva l’ansia a ricordarci che bisogna fermarsi. Quando leggo in alcuni articoli che l’ansia va ascoltata e compresa, io mi arrabbio un po’ perché è quello che faccio sempre, ma non trovo risposta. Mio padre mi provoca ansia, anche se fino a poco tempo fa era una delle persone che mi facevano sentire al sicuro. Forse è una conseguenza della delusione che mi ha provocato, di quanto mi rende triste la sua scelta di vita. Ero una bambina piena di paure, di bisogno di essere rassicurata. Andavo sempre contro corrente, cercavo le attenzioni andando male a scuola, uscendo con amici che non piacevano a papà. Fondamentalmente la mia paura più grande è stata quella del diavolo. Avevo paura del male in tutta la sua essenza e sono più che certa di averlo visto in faccia più di una volta, ma questo nel tempo ha solo rafforzato la mia fede in Dio. Se esiste il male, esiste anche il bene. Ora invece la cattiveria umana mi fa star male. Il bisogno di emergere a tutti i costi a discapito di chi non merita di essere calpestato, questo è inconcepibile per me. Mi rendo conto di non riuscire ad avere contatti con il mondo esterno perché mi sono sentita usata per troppo tempo. Io sono innamorata della vita eppure non riesco a viverla perché il mondo mi sembra un incubo. Se devo uscire, mi viene l’ansia e arrivano gli attacchi di panico come lame nel petto. Ho imparato a respirare e a pensare che tanto passa, che non sono in pericolo. La verità è che sono consapevole di dire una bugia perché non sono al sicuro. Tutto può ferirmi, tutto può uccidermi, anche una banale caduta o un pazzo che decide di fare un massacro. La TV è un danno per le persone come noi, lavorare in un ospedale è stato un danno enorme perché ho umanizzato i medici e non mi fido degli esseri umani. Se questa cosa si chiama paura, allora sì, ho paura. Ho paura di dover andare in ospedale, ho paura di perdere la lucidità, ho paura di non riuscire a trovare la forza per reagire, ho paura di restare intrappolata in questo involucro di carne che non si vuole più mettere in gioco. Ho tante responsabilità e poca forza, zero autostima. Mi sento catapultata in una vita che non mi appartiene, in una società che non mi piace, in un mondo dove stanno crescendo i miei figli e che non è sano per niente. Ho paura di diventare vecchia e perdermi tutto il bello della vita. Ho paura che quando esce franco mi abbandoni come ha fatto il padre dei miei figli. Ho paura di non essere all’altezza di una vita che per tutti dovrebbe essere normalità. A me piaceva essere la donna di casa, con la giornata piena di cose da fare e bimbi da crescere aspettando l’uomo che avevo scelto con un sorriso e un piatto caldo. Poi tutto è andato storto, sono rimasta sola e il mio cuore è finito in mille pezzi. Devo avere un cuore di ferro perché so che esiste la sindrome da cuore spezzato e per fortuna non mi è capitato. Ma dentro di me si è rotto qualcosa. Mi manca un pezzo, ma non una cosa che non capisco cosa sia, mi manca una parte di me stessa che non riesco più a tirare fuori. Mi manca ridere e pensare che non esiste nulla di più bello della vita stessa. Da qui in avanti devo pretendere di avere una vita degna di essere vissuta. Lo devo allo spirito libero che sono stata e lo devo alla persona che mi vorrà accanto nel bene e nel male

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